Il colloquio di lavoro A cura di Cesop Communication La selezione è un incontro tra domanda e offerta: non esiste un candidato "giusto" in assoluto, si può parlare di candidato "giusto" solo rispetto ad una specifica posizione. La reciprocità della relazione è fondamentale. Il selezionatore non valuta il tuo profilo personale e professionale, ma confronterà la corrispondenza di quel profilo con le esigenze della posizione da ricoprire. Essere scartati ad un colloquio, quindi, significa semplicemente che il proprio profilo non è adatto a quel tipo di posizione o a quel tipo di azienda. In tal caso, l'eliminazione diventa una fortuna, in quanto evita al candidato di iniziare un lavoro per cui non è tagliato, magari in un ambiente non compatibile con le proprie caratteristiche personali e professionali. Strettamente legata a questa considerazione ve ne è un'altra che, da sola, dovrebbe servire a rendere ognuno di noi pronto e preparato ad ogni colloquio: candidato e selezionatore, pur avendo obiettivi diversi all'interno della stessa partita, non sono in competizione tra loro, ma giocano per raggiungere una comune vittoria. Il selezionatore ha il compito di ottenere il maggior numero di informazioni sul candidato per capire se è la persona giusta per quel posto di lavoro; il candidato ha, invece, l'obiettivo di dare, in poco tempo, la migliore impressione di sé in relazione alla posizione a cui aspira; i due, però, hanno bisogno l'uno dell'altro. L'errore dei candidati è, spesso, quello di affrontare il colloquio in posizione di inferiorità rispetto al selezionatore o, ancora peggio, di sfida; in realtà, colui che hanno davanti ha ricevuto un incarico: deve trovare la persona "giusta". Proprio per questo motivo, non aspetterà altro che trovarsela di fronte. Se queste considerazioni ancora non ti hanno rassicurato, puoi continuare a leggere quello che segue, cercando di allenarti su ulteriori "accorgimenti tecnici", senza dimenticare, tuttavia, che essere te stesso è la migliore garanzia di successo. Torna su Come prepararsi ad un colloquio Raccogli informazioni su quello che potrebbe essere il tuo futuro datore di lavoro: cerca di sapere di cosa si occupa, quali sono i suoi progetti, qual è la sua storia. Per fare questo, potrai utilizzare riviste specializzate o visitare il sito internet aziendale. Cerca di capire nello specifico, anche rileggendo l'annuncio di lavoro pubblicato, quali sono le competenze richieste per il posto di lavoro cui aspiri. Non preoccuparti soltanto di quelle tecnico-professionali, legate alla tua formazione e alle tue precedenti esperienze lavorative, ma anche, e soprattutto, delle tue caratteristiche personali e relazionali (legate, cioè, al tuo modo di essere e, quindi, di lavorare). Un buon selezionatore sarà, infatti, attento a valutare, non solo le tue competenze tecniche e professionali (che anzi, per un neolaureato, vengono spesso date per scontate), ma anche le caratteristiche legate al tuo modo di essere, per capire se quella posizione, e quella azienda, sono adatte a te, come persona. Come già evidenziato, non vi sono profili validi in assoluto e, quindi, neanche caratteristiche della persona preferibili a priori rispetto ad altre: anche in questo caso, dipende dal tipo di lavoro offerto. Semplificando: e' auspicabile che un commerciale sia molto socievole e abbia facilità di rapporti con le persone, ma le stesse caratteristiche non sono necessarie per un tecnico di laboratorio o per un informatico. In questo modo, pensando alla posizione offerta, sarai in grado di intuire che tipo di competenze il selezionatore sta cercando e che tipo di domande potrebbe farti per farle emergere. Torna su Le domande più frequenti In ogni colloquio, vi sono "domande tormentone" a cui i selezionatori sono particolarmente affezionati. Qui di seguito, cercheremo di illustrarti i motivi che spiegano le domande più comuni, in modo che tu possa farti un'idea di come rispondere. Torna su 1) Area della motivazione Per il selezionatore è indispensabile evitare che il candidato se ne vada dopo poco tempo dall'azienda, perché ha finalmente trovato il lavoro che veramente desidera; per questo, durante i colloqui tale aspetto viene valutato molto in profondità. Essere motivati a svolgere un determinato lavoro è una delle caratteristiche più importanti per il candidato e la mancanza di motivazione è una delle cause più frequenti di insuccesso della selezione. Ognuna delle domande seguenti contiene elementi utili per verificare la reale motivazione del candidato: - Come immagina il suo futuro professionale fra tre/quattro anni? - Perché ritiene che, tra tutti gli altri candidati, dovremmo assumere proprio lei per questo lavoro? Nella risposta a questa domanda, il candidato ha la possibilità di parlare di sé, delle proprie competenze, delle proprie attitudini e, soprattutto, della propria motivazione. Non ci sono risposte giuste o sbagliate. E' semplicemente importante che, nella risposta, emergano, da quello che si dice ma, soprattutto, da come lo si dice, i motivi che ti rendono il candidato ideale per quella posizione. Lo sguardo, il tono della voce, i gesti... sono più convincenti di mille parole; anche perché, come il selezionatore sa perfettamente, se posso mentire con le parole è più difficile farlo con il corpo. - Che cosa sa della nostra azienda? Arrivare ad un colloquio senza aver prima ricercato informazioni sull'azienda è, ovviamente, segno di scarso interesse e motivazione. Al contrario, disporre di informazioni riguardanti l'azienda e la posizione lavorativa, può servire a motivare in modo concreto la propria candidatura per quella specifica azienda o posizione. Torna su 2) Area dell'analisi personologica - Potrebbe indicarmi tre pregi e tre difetti che pensa di avere? Questa è una domanda che introduce l'analisi personologica del candidato. E' importante esporre pregi e difetti, cercando di essere onesti e sinceri. Detto questo, per quanto riguarda i difetti, è opportuno elencare difetti che non siano incompatibili con il tipo di mansione da svolgere oppure che siano assimilabili a pregi. "Sono testardo e pignolo" diventa "Sono una persona a cui non piace lasciare le cose a metà, controllando anche i dettagli". Naturalmente, per ognuna di queste risposte, può essere richiesto un approfondimento da parte del selezionatore. - Mi parli di lei... Non è il caso di raccontare la storia della propria vita. Il selezionatore è interessato al profilo professionale e lavorativo; quindi, è consigliabile partire proprio da quello. Naturalmente, altre preziose informazioni sulla personalità del candidato arriveranno anche dai suoi comportamenti non verbali, dal modo di gesticolare, di guardare, di parlare e di "gestire il proprio corpo nello spazio". Torna su Cosa succede dopo il colloquio Se il selezionatore, nella fase conclusiva del colloquio, ricorre ad un frase del tipo "le faremo sapere...", ma la risposta si fa attendere, può essere buona norma tentare un ulteriore contatto telefonico. Sollecitare una risposta, infatti, non è considerato negativamente, a condizione che lo si faccia in modo cortese, mai con arroganza o impazienza. Torna su Le regole d'oro - Cerca di arrivare puntuale: chi ben comincia è a metà dell'opera! - Essere certi del nome del selezionatore; - Presentarsi con un abbigliamento adeguato alla situazione (che non significa necessariamente giacca e cravatta per gli uomini e tailleur per le donne; anche in questo caso, dipende dalla posizione per la quale ci si sta proponendo); - Arrivare ad un colloquio con il massimo di informazioni sull'azienda; - Preparare una scaletta degli argomenti da affrontare nel colloquio, attraverso un'analisi dettagliata delle proprie esperienze, competenze e caratteristiche personali; - Prepararsi in anticipo a rispondere alle possibili domande che possono essere poste; - Concentrarsi sull'interlocutore, ponendosi in situazione di ascolto attento; - Condurre il colloquio attivamente, ponendo domande pertinenti per chiarire i propri dubbi; - E' possibile mentire con le parole, ma non con il linguaggio del corpo. Quindi, conviene dire sempre la verità. 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